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Che festa sarebbe senza Mastazzola

Enna

Antico e delizioso biscotto dal gusto e dall’aroma tipico offerto ai confrati a termine della processione del 2 luglio. Mastazzolo, Mustazzolo, Mostacciolo, o anche  Nzudde è  un biscotto non lievitato e cotto al forno abitualmente distribuito ai “nudi” (i confrati della Madonna della Visitazione) al termine della processione del 2 luglio. Questa antica tradizione sembra risalire, stando a quanto riportato nel libro “Storia di Castrogiovanni” del Padre Giovanni dei Cappuccini del XVII secolo, alla volontà del Priore Grimaldi Petroso di ricompensare i “nudi” con 350 litri di vino (3 salme) e un mastazzolo da 250 grammi, a patto che portassero la Madonna con vesti meno succinte. Oggi, ai “nudi”, viene offerto solo il mastazzolo e un bicchiere di vino. Ma il mastazzolo ha origini ben più antiche del 1600. Già nel 270 a.C. Teocrito li nomina nei suoi Idilli, mentre nel 160 a.C. Catone il Censore nel capitolo CXXX del De Agri Cultura descrive come si fanno i mostaccioli: “bagnerai di mosto 1 moggio (8,6 kg) di farina di segale, aggiungerai anice, cumino, 2 libbre (600 gr) di grasso, 1 libbra (300 gr) di formaggio, e userai le foglie di mustace (alloro); una volta impastato tutto, metterai le foglie di alloro sotto l’impasto e cuocerai in forno”. Quindi, i mustacea latini, preparati soprattutto in occasione delle nozze, e offerti agli invitati prima che si congedassero dalla festa, erano una focaccia all’alloro, da cui anche il proverbio latino loreolam in mustaceo quaerere ovvero, cercare l’alloro nella focaccia, cioè cercare inutilmente qualcosa. L’usanza di aggiungere vino cotto, o miele all’impasto si deve agli arabi, i quali mantengono la pasta non lievitata, ma introducono nella ricetta anche delle spezie come i chiodi di garofano o la cannella. Il consumo rimane legato alle grandi occasioni come le nozze, mentre le forme cominciano a variare, dapprima figure geometriche, ma dopo il periodo arabo si hanno, animali, figure religiose e anche umane. A Enna la ricetta è ancora quella tradizionale e anche la sua forma rettangolare ricorda quella di una focaccia, ma sul dorso del biscotto si legge chiaramente il monogramma “WM”, ovvero “Viva Maria” Anticamente i mustacea venivano regolarmente consumati nei riti in onore della Dea Cerere, mentre a Morgantina venivano regolarmente preparate focacce e torte col miele per le dee.

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